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Alla ricerca della Felicità

Magari è vero che il lavoro nobilita l’uomo. Ma preferei non diventare simile ad una bestia.

Ho trascorso 26 anni della mia vita in Italia. In un paesino di campagna a 35 Km da Venezia. Una vita che definivo normale, tranquilla, sicuramente non intensa o tanto stimolante. Non me ne lamentavo affatto. Mi sentivo fortunato.

C’erano le serate con gli amici, i soliti posti di ritrovo, le quattro chiacchiere con le facce note al bar. La sicurezza della routine. Una realtà come tante in Italia.

Poi c’era il lavoro

Fin da giovane, per guadagnare qualcosa, ho fatto diversi lavori. Tenevo duro. Mi ripetevo che una volta laureato, avrei guadagnato uno stipendio “da laureato”.

Un bel giorno arriva la laurea e con un po’ di fortuna trovo un lavoro come programmatore:

Contratto D’Apprendistato: 3 anni. Euro 948 (netti) al mese.

Mentre firmo il contratto mi promettono che anticiperanno il termine dell’apprendistato di un anno.

Mi ripeto che non ho esperienza, non posso assolutamente pretendere un lavoro ben retribuito. Inoltre, come consolazione, nessuno dei miei ex compagni d’università prende più di 1000€ al mese. Ironia della sorte, in quei mesi esce al cinema “Generazione 1000 Euro”.

Posticipo la pretesa di uno stipendio decente

Passano 2 anni e grazie agli scatti d’anzianità arrivo a guadagnare la bellezza di 1049€ al mese. L’apprendistato, che doveva terminare in anticipo, viene esteso per un altro anno. Mi viene spiegato:

L’azienda non può permettersi di pagarti interamente lo stipendio. Preferiamo ricevere le agevolazioni contributive dello Stato fino al termine dell’apprendistato. È la soluzione migliore per entrambi.

Peccato che avevo già imparato tutto quello che potevo.

Sentirsi in trappola svilisce la passione e l'entusiamo per il lavoro

Decido quindi di cercare qualcos’altro. Faccio diversi colloqui, piaccio, ricevo offerte tra i 1000 e 1100€ al mese. Le rifiuto.

Un altro anno passa, continuo a fare colloqui nella speranza di trovare qualcosa di meglio retribuito. Un cazzo di niente.

In azienda iniziano a caricarmi di responsabilità: vado a fare assistenza ai clienti, help-desk, implemento interi progetti. Da un lato sono orgoglioso di cosa faccio, dall’altro, insoddisfatto dalla paga e dal modo in cui vengo, anzi, non vengo considerato in ufficio.

Grazie ad un amico che aveva contatti con clienti esteri, inizio a lavorare anche alla sera.

Scopro che all’estero i programmatori sono pagati bene

Arrivano i primi contatti con olandesi, indiani, inglesi. Mi rendo subito conto che il mio inglese fa schifo.

Diciamo che riuscivo anche a leggere e capire, ma a scriverlo...scriverlo proprio zero.

Riprendo in mano i libri delle superiori cercando di ricordare il poco inglese che avevo imparato.

Quindi succede qualcosa di inaspettato

Per caso, chiacchiero con Stefano, un amico che lavora per una startup ad Amsterdam. Mi chiede se voglio fare un colloquio con il capo. Accetto.

Il primo colloquio in inglese: emozionante

Il mio inglese parlato era orribile, ma avevo imparato a memoria tutte le possibili risposte ad un colloquio. Mi chiamano al telefono e va bene. Passo i test tecnici.

Quindi ricevo il contratto da firmare. Questa volta:

Contratto a Tempo Determinato: 1 anno. Euro 2249 (netti) al mese.

Mi fermo 5 secondi a pensare:

  • chissenefrega del posto fisso a queste condizioni
  • esperienza all’estero
  • imparo l’inglese
  • un beneficio per Curriculum Vitae e carriera
  • stipendio doppio

Mi licenzio il giorno stesso.

La smania dura poco. I primi mesi non sono affatto facili. Non capisco quasi nulla e fatico ad esprimermi. Anche la cultura e i modi di fare mi sono totalmente estranei. Mi sento un pesce fuor d'acqua. Praticamente un’idiota.

Non mi demoralizzo, ad Amsterdam tutti parlano un ottimo inglese. Decido quindi di studiare seriamente questa lingua. Nel tempo libero vado a meetup, incontro gente, faccio qualche corso. Mi iscrivo a Couch Surfing e inizio ad ospitare gente dal Canada, Stati Uniti, Germania, Russia, ecc… Sembrava che tutti sapessero parlare un inglese decente, tranne me. Mi convinco che per osmosi, stando vicino a gente che parla questa dannata lingua, prima o poi la dovrei masticare anch’io. E così è stato... moar or less.

In ufficio do il massimo. Peccato che qualcosa va storto e la squadra di sviluppo viene ridimensionata. La maggior parte dei programmatori viene gentilmente accompagnata alla porta.

Panico

Dopo appena 9 mesi sono senza lavoro, lontano dall’Italia, conosco veramente poche persone e non vado ancora molto fiero del mio inglese.

Istintivamente inizio a guardare i voli per tornare a casa. Poi ci penso, e mi convinco che ce la posso fare.

Mando diversi curricula in giro, partecipo a meetup di JavaScript, Frontend Developers, Hackers and Founders, hackathon e altra roba eccitante per un programmatore.

Conosco gente, creo connessioni, faccio sapere all’Olanda che anch’io esisto e che me la cavo abbastanza bene nel mio lavoro. Prima ancora che il periodo di licenziamento del precedente lavoro terminasse, trovo un lavoro. Mi rendo conto che non è stato affatto difficile. Mi sento invincibile.

Il resto è venuto di conseguenza...

Tutto questo per dirti (TL;DR)

Pensarci la prossima volta che ti lamenti del lavoro! Ci sono centinaia, se non migliaia di sviluppatori cazzuti in Italia.

Perché accontentarsi? Perché restare in un Paese che non si rende conto di quanto importante sia l’ICT?

In Italia il programmatore viene trattato come l’ultima ruota del carro. Un bracciante. In realtà siamo artisti, poeti, sagome creative! Se lavoriamo in ambienti degradanti, spenti e tristi, ne veniamo intossicati. Perdiamo l’ispirazione, la passione e l’interesse. Ammetto che può succedere anche all’estero. Ma qua, se non ti piace un progetto, prendi laptop e bagagli e in poco tempo trovi qualcosa di più attraente. Di certo non resti a fissare lo schermo odiando il capo, i colleghi e la tua esistenza perché non hai alternative.

Nel nostro settore è molto facile fare tutto via Internet. Non occorre andare ad Amsterdam, Londra, Berlino per trovare un lavoro. Basta mandare una email di presentazione con curriculum in allegato. Semplice e non costa nulla.

Alla scoperta di nuove realtà (Olanda)

Quindi, se anche tu, come lo ero io, non sei soddisfatto del tuo lavoro, ti senti sotto-pagato e sfruttato; ricordati che in Germania, Svizzera, Olanda, Inghilterra, Scandinavia (solo per nominarne alcune), ci sono centinaia di posti di lavoro che potrebbero piacerti e farti tornare la passione per questo fantastico lavoro. Con la stessa felicità ed entusiamo che avevi al tuo primo "Hello, World!"

Ma questa volta sarai tu, con il sorriso sulle labbra, a dire: «Hello World!»

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Matteo Borgato


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Il mondo visto dagli occhi miopi di un programmatore.

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